Buon vento! Conclusione del percorso
Stazione 6
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Una domanda che ancora non trova una risposta certa è quando, effettivamente, sia stata scoperta la Grotta di Nettuno. C’è chi dice che sia stata notata per la prima volta nel XV secolo da dei pescatori algheresi; c’è chi ne attribuisce l’individuazione a un certo Ferrandino, marinaio vissuto alla fine del Settecento; c’è chi sostiene che gli antichi Romani dovessero per forza conoscere questo tratto di costa e forse anche le popolazioni precedenti.
Ma la questione che forse conta per davvero non è tanto quando la Grotta sia stata scoperta, ma quante volte. E allora forse una risposta è possibile: ogni volta che qualcuno è entrato qui per la prima volta, ecco che ha fatto la propria scoperta della Grotta. Sia essa avvenuta all’epoca dell’arco e della freccia, o nel tempo del valzer e dei cannoni, e persino nell’era di internet e dell’intelligenza artificiale.
La Grotta è un’isola all’interno di un’isola, un mondo chiuso, nascosto, che, per sua natura, conserva e mantiene, distrugge e crea, senza curarsi di ciò che avviene all’esterno. Se c’è una cosa che gli esseri umani capiscono tutti, a un certo punto della loro vita, è il valore del tempo: ed è proprio per questo motivo il valore della grotta non può essere calcolato. Perché nel buio della Grotta non esistono né il giorno, né la notte, non esistono le stagioni e non esistono gli anni. Nel buio della grotta il tempo non può essere misurato, perché non è possibile misurare l’eterno, laddove il tempo lavora sempre e da sempre, senza mai fermarsi.
Anche per questo motivo, per gli innumerevoli visitatori che sono approdati e che approdano ancora oggi nell’Antro di Nettuno, è sempre stato difficile raccontare con immagini o parole il sentimento provato nell’attraversare questo luogo. Perché ogni tentativo di portare fuori dalla Grotta ciò che la Grotta custodisce è destinato a fallire. Ed è questo il modo in cui la Grotta di Nettuno si difende e conserva: rendendo ogni visita, ogni esperienza unica, impossibile da raccontare o replicare.
Anche un valido scrittore come Enrico Costa dovette arrendersi: «La Grotta di Alghero si abbraccia col senso e col sentimento, ma non se ne possono comunicare ad altri le bellezze. Quale impressione io n’ebbi? Lo ignoro. La sento, ma non so esprimerla».
In ogni caso, se vorrai provare a farlo, avrai comunque il tempo per pensarci: la risalita verso il mondo lì fuori sta per cominciare: restano ancora 654 gradini, ricordi? Ma non temere: c’è chi dice che, durante un viaggio, il ritorno duri sempre meno dell’andata (anche se le regole hanno sempre delle eccezioni). Se invece andrai via per mare, allora che sia calmo come quello di mezzanotte. E speriamo che le Sirene stiano ancora o già dormendo. Buon vento!
Ma la questione che forse conta per davvero non è tanto quando la Grotta sia stata scoperta, ma quante volte. E allora forse una risposta è possibile: ogni volta che qualcuno è entrato qui per la prima volta, ecco che ha fatto la propria scoperta della Grotta. Sia essa avvenuta all’epoca dell’arco e della freccia, o nel tempo del valzer e dei cannoni, e persino nell’era di internet e dell’intelligenza artificiale.
La Grotta è un’isola all’interno di un’isola, un mondo chiuso, nascosto, che, per sua natura, conserva e mantiene, distrugge e crea, senza curarsi di ciò che avviene all’esterno. Se c’è una cosa che gli esseri umani capiscono tutti, a un certo punto della loro vita, è il valore del tempo: ed è proprio per questo motivo il valore della grotta non può essere calcolato. Perché nel buio della Grotta non esistono né il giorno, né la notte, non esistono le stagioni e non esistono gli anni. Nel buio della grotta il tempo non può essere misurato, perché non è possibile misurare l’eterno, laddove il tempo lavora sempre e da sempre, senza mai fermarsi.
Anche per questo motivo, per gli innumerevoli visitatori che sono approdati e che approdano ancora oggi nell’Antro di Nettuno, è sempre stato difficile raccontare con immagini o parole il sentimento provato nell’attraversare questo luogo. Perché ogni tentativo di portare fuori dalla Grotta ciò che la Grotta custodisce è destinato a fallire. Ed è questo il modo in cui la Grotta di Nettuno si difende e conserva: rendendo ogni visita, ogni esperienza unica, impossibile da raccontare o replicare.
Anche un valido scrittore come Enrico Costa dovette arrendersi: «La Grotta di Alghero si abbraccia col senso e col sentimento, ma non se ne possono comunicare ad altri le bellezze. Quale impressione io n’ebbi? Lo ignoro. La sento, ma non so esprimerla».
In ogni caso, se vorrai provare a farlo, avrai comunque il tempo per pensarci: la risalita verso il mondo lì fuori sta per cominciare: restano ancora 654 gradini, ricordi? Ma non temere: c’è chi dice che, durante un viaggio, il ritorno duri sempre meno dell’andata (anche se le regole hanno sempre delle eccezioni). Se invece andrai via per mare, allora che sia calmo come quello di mezzanotte. E speriamo che le Sirene stiano ancora o già dormendo. Buon vento!